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Riflessioni sul Perdono, sulla Dignità e sulla Riconciliazione

Manuela Dviri Vitali Norsa

1. I negoziati di pace, generalmente, sono incentrati sulle dimensioni politica ed economica. Quale è la Sua percezione della necessità di toccare aspetti più profondi e genuini della riconciliazione e come si può ottenere questo?

Credo che sarà molto difficile arrivare alla pace e alla riconciliazione senza la presenza di donne al tavolo dei negoziati. attualmente gran parte dei negoziati, se non tutti, sono in mano di uomini. ai tavoli dovrebbe essere presente, per legge, anche una donna e possibilmente uno psicologo e un grande vecchio scelto per la sua saggezza ( filosofo? Scrittore?).. inoltre dovrebbero partecipare il minor numero possibile di militari o ex militari

2. Quali sono le condizioni nelle quali, al di là dell’assicurare gli interessi della parti in conflitto, può essere stabilito un processo incentrato su un senso di equità e dignità?

Un processo di pace potrà essere raggiunto solo se le due parti arriveranno a una situazione di win-win o a un loose-loose. che abbiano insomma troppo da perdere e troppo da guadagnare. Perciò non dovrebbe essere dato nessun aiuto economico e addirittura a volte sarebbe il caso ( il nostro!) di aggiungere sanzioni economiche ad entrambe le parti finché non verrà raggiunto un accordo. E le guerre, come ben si sa, costano!

3. Quanto il perdono è essenziale alla dimensione della riconciliazione? Alla radice della Sua cultura politica e/o della Sua fede religiosa quali sono i principi che implicano o escludono il perdono? Quali versi o detti che fanno parte del Suo personale patrimonio spirituale possono, nella sua opinione, avere un significato universale

Io ho perso un figlio in guerra. In realtà non sono mai “riuscita” ad odiare chi me l’ha ucciso quindi non ho mai sentito il bisogno di perdonarlo

4. Il perdono richiede qualche forma di pentimento da parte di coloro a cui il perdono viene offerto? Il perdono ha condizioni o è senza condizioni?

Il perdono penso dovrebbe essere incondizionato ma non è sempre possibile. la mia generazione di ebrei penso abbia ampiamente perdonato il popolo tedesco, ma l’orrore compiuto nei campi non può essere perdonato da nessuno.
Ci sono atrocità umane che vanno superate, ma non possono essere perdonare tranne che da Dio.

La mia esperienza mi ha portata a lavorare sempre di più sul concreto: cooperazione israelo palestinese nel campo medico, economico, dell’agricoltura, lavorando insieme, per il bene di entrambi i popoli, di tutti i popoli, si torna alla dimensione umana.
Nel futuro, sogno di allargare sempre di più questo mondo di cooperazione trasversale, per uscire dall’egocentrismo della “proprio”, del “mio” conflitto.
anche il consiglio universale sulla riconciliazione dovrebbe lavorare, secondo me, sul concreto, più che sul dialogo per se (importantissimo comunque), e dovrebbe aiutare a trovare risorse, scambiare informazioni, imparare l’uno dall’altro, creare nel mondo energie e sinergie benefiche. siamo tutti “cittadini” di un unico mondo. Perché distruggerlo e distruggerci?

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